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Note sul seminario « Bernard Lassus e Gilles Clément. Dibattito sul Paesaggio »

DIAP, Politecnico di Milano, 25 mai 2009 DIAP

Seminar report « Bernard Lassus and Gilles Clément. Debate over landscape »

26/06/2009

Texte

Ce séminaire a été organisé par Massimo Venturi Ferriolo et Alessandro Rocca, DrPau (doctorat de recherche en « Progettazione Architettonica e Urbana »).

Esordi: dai piropaesaggi ai piropensieri

Piropaesaggio/pyropaysage

« L'ensemble du biome méditerranéen s'apparente à un vaste pyropaysage constitué presque exclusivement de pyrophytes, plantes adaptées aux conditions du feu, soit en lui résistant (pyrophytes passives), c'est le cas des chênes-lièges protégés par l'épais suber de leur écorce, soit en se régénérant par lui (pyrophytes actives), c'est le cas des cistes dont les graines germent après qu'un choc thermique a levé leur dormance. Certaines plantes combinent les deux dispositifs1. »

Sala d'attesa/salle d'attente

« [...] on est maintenant dans la salle d'attente d'une nouvelle époque [...]2. »

Occasione: shock chimici in sala d'attesa

In tempi di sovrappopolamento e caotica sovrascrittura d'informazioni sulle catastrofiche condizioni di salute dell'ambiente di vita umano, un buon metodo per risvegliare dal letargo i semi dello specimen homointellecti, specie (infestante?) migrante e non specializzata presente in tutti i biomi del continente, potrebbe essere la partecipazione ad un dibattito Lassus-Clément.

A ben vedere si rischia di permettere la rigenerazione di questi grani, attraverso un processo d'ibridazione che passa per l'innesto di due logiche e pratiche di progetto di paesaggio (diametralmente) complementari: da una parte la poetica lassusiana del « penser jardin », dall'altra la pratica « on va jardiner la planate » di Clément.

Alla base di entrambe le logiche c'è un chiaro posizionamento politico, basato sul principio di responsabilità dell'uomo rispetto al suo ethos (ambiente di vita), e l'evidente necessità di una rifondazione dei principi etici della comunità eterogenea emergente attraverso la ricerca di nuovi fondamenti culturali.

Questa tensione al cambiamento implica dunque uno sforzo creativo d'invenzione, sintetizzabile per Lassus attraverso la metafora del sassolino gettato nel pozzo3.

Formalismi e informalismi

Ma se, affrancandoci dal concetto riduttivo d'integrazione e allineandoci ad entrambi gli approcci metodologici in questione, accettiamo il teorema eterogeneità = accoglienza come assioma di base della nostra problematica eco-culturale, da cosa partire per rifondare quest'esigenza di ri-creazione topica planetaria?

Dal lassusiano « jardin démocratique », dispositivo atto ad innescare corto-circuiti culturali e a restituire un nuovo ordine agli elementi della costellazione paesaggistica, attraverso l'approccio narrativo del progetto paesaggistico?
O dal « jardin planétair »,  di Clément, in cui, proiettandoci sulla scala spazio-temporale planetaria, ci sentiamo tutti giardinieri (cittadini) responsabili del nostro drastico impatto sull'ambiente di vita e lavoriamo per compensarne i consumi e restituire le energie consumate sotto altre forme?
Certo è che nel primo caso i fruitori del « support4 » (inteso nella poetica lassusiana come strato intermediario fra il « substrat » e l' « apport ») fisico, che il paesaggista o la comunità umana predispone, oltre ad « abitanti paesaggisti » sono anche inventori ex nihlo di questa nuova « troisième nature5 », creazione tutta antropica e artificiale atta a rifondare il rapporto dell'essere umano col suo ethos.
Nel « jardin planétaire » invece, siamo in un atteggiamento di ascolto finalizzato alla conoscenza, indispensabile per la riscrittura a 20 miliardi di mani (saremo presto 10 miliardi sul pianeta) di un racconto condiviso. Attraverso la gioiosa utopia della responsabilità collettiva, l'essere umano è libero di reinventare un'estetica informale dell'istinto di sopravvivenza o se vogliamo della vita stessa. In questo processo egli si avvale prima di tutto dell'interazione fisica e simbiotica del proprio corpo nello spazio-habitat, interazione  che confluisce nel libero arbitrio del movimento perpetuo della Biosfera. Essa, al contrario dell'ex nihilo, esiste e comunque vive, e l'uomo-giardiniere ne è parte attiva, essendo essa il suo habitat, non infinito (« Celui qui croît qu'une croissance exponentielle peut continuer indéfiniment dans un monde fini est un fou, ou un économiste6. ») e non riproducibile. Per Clément, assecondare significa fare, « fare con », (faire « le plus possible avec et le moins possible contre les énergies en place7 »: riferimento ad un'azione tendente ad una sorta di « simbiosi creativa8 » tra l'uomo giardiniere e il pianeta) fare da giardiniere, in prima persona, estendibile a tutti i passeggeri del pianeta, qualunque sia la specificità del loro operato (siamo tutti egualmente attori-giardinieri del nostro pianeta).

Pedagogia

Comunque ci troviamo di fronte a due instancabili pedagoghi: Lassus insegna ad « addomesticare l'eterogeneo9 » attraverso l'intervento minimale; Clément mira a « cambiare leggenda10 » ricercando la sacralità e i miti della natura precristiana in chiave contemporanea.
La riconciliazione-ibridazione di questi due differenti approcci didattici sembra passare obbligatoriamente per la loro integrazione: da una parte, mettere in ordine gli elementi del mosaico paesaggistico attraverso la reinterpretazione-ricreazione estetica, dall'altra osservare e ascoltare attentamente e sperimentare anche lasciando le cose nel loro stato contingente.

L'urgenza di ri-fondazione del termine « Paesaggio », dei suoi paradigmi insediativi e dei suoi strumenti progettuali, sottolineata dal dibattito, apre spiragli creativi nel sistema intellettuale e disciplinare consolidato e spinge a prefigurare neologismi sovversivi. È forse questo il più incisivo insegnamento che si trae dal confronto Lassus-Clément: l'atteggiamento interrogativo e sempre interlocutorio verso il progetto e la pratica professionale

Forse che rilevando la staffetta temporale di un nuovo approccio hic et nunc alla pratica-poetica paesaggistica, la nuova terza via possibile, che sembra schiudersi a riconciliazione fatta, è quella del « jardiner la pensée »?

A tutti gli abitanti-giardinieri il privilegio del dubbio...

Mots-clés

Surpopulation de la planète, pédagogie, jardiner la pensée, jardin planétaire, jardin démocratique, habitant-jardinier
Overpopulation of the planet, pedagogy, mind gardening, planetary garden, democratic garden, gardener-Inhabitant

Bibliographie

Auteur

Chiara Locardi, Fausta Occhipinti, Daniela Perrotti

Chiara Locardi est doctorante en architecture et aménagement au Politecnico de Milan (DIAP).
Courriel : chiara.locardi@polimi.it

Fausta Occhipinti est doctorante en parcs, jardins et aménagement du territoire, à l'université méditerranéenne de  Reggio Calabre (OASI).
Courriel : fausta_occhipinti@hotmail.it

Daniela Perrotti est doctorante en architecture et aménagement au Politecnico de Milan (DIAP) et à l'ENSA Paris La Villette (laboratoire
AMP).
Courriel : daniela.perrotti@mail.polimi.it

Pour référencer cet article

Chiara Locardi, Fausta Occhipinti, Daniela Perrotti
Note sul seminario « Bernard Lassus e Gilles Clément. Dibattito sul Paesaggio »
publié dans Projets de paysage le 26/06/2009

URL : http://www.projetsdepaysage.fr/fr/note_sul_seminario_bernard_lassus_e_gilles_clement._dibattito_sul_paesaggio_

  1. Clément G., Les Jardins du Rayol, Arles-Paris, Actes Sud/Éditions locales de France, 1999.
  2. Lassus B, trascrizione dalle registrazioni del seminario « Bernard Lassus e Gilles Clémant. Dibattito sul Paesaggio », Politecnico di Milano, 25/05/2009.
  3. Lassus B : « Vous prenez un cajou et vous le jetez dans un puit, un trou noir [...] vous attendez pour savoir ce que le cajou va toucher... on attend le bruit, le choc [...] ce qui est intéressant c'est d'introduire que le cajou n'arrive jamais [...] à partir de ce moment vous êtes confrontés à l'impossible [...] obligés à imaginer et à inventer une solution [...] tout devient possible. », trascrizione dalle registrazioni del seminario « Bernard Lassus e Gilles Clémant. Dibattito sul Paesaggio », Politecnico di Milano, 25/05/2009.
  4. Lassus B., Couleur, lumière... paysage. Instants d'une pédagogie, Monum, Éditions du Patrimoine, Paris 2004
  5. Lassus B., « Entre les strates du jardin : des paysages », in Lassus B. (sous la dir. de), Hypothèses pour une troisième nature, Paris  et Londres, Cercle Charles-Rivière-Dufresny et Coracle Press, 1992.
  6. Kenneth Boulding, citato da Gilles Clément nel seminario « Bernard Lassus e Gilles Clémant. Dibattito sul Paesaggio », Politecnico di Milano, 25/05/2009.
  7. Clément G., Les Jardins de résistance. Rêve en sept points pour une généralisation des jardins de résistance, La Vallée,  2007. Documento scaricabile da http://www.gillesclement.com/cat-jardinresistance-tit-Les-Jardins-de-resistance.
  8. Clément G., Le Jardin en mouvement. De la Vallée au jardin planétaire, Paris, Sens et Tonka éditeur, 1994.
  9. Lassus B., « Apprivoiser l'hétérogène », in Lieux de cité, n° 3 et n° 4, septembre et décembre 1993.
  10. Clément G., Le Jardin en mouvement. De la vallée au jardin planétaire, op.cit.